Content marketing - serio, ma non troppo - SocialWebMax

Abbiamo già visto quanto sia indispensabile il content marketing nella strategia comunicativa di chiunque voglia proporsi nel web (aziende, professionisti, commercianti, artigiani, blogger, eccetera), oggi vogliamo concentrarci sul miglior linguaggio da utilizzare per instaurare rapporti duraturi e reciprocamente soddisfacenti tra chi scrive e chi legge.
 

Essere seri o usare un linguaggio serio nel content marketing?

Iniziamo mettendo le mani avanti ed ammettendo che non abbiamo ancora trovato una risposta esaustiva a questa domanda, tuttavia crediamo fortemente nella ricerca e nel confronto aperto e siamo quindi sicuri che saprete aiutarci con i vostri commenti. 🙂

Nell’approccio iniziale con i clienti e nei confronti periodici con essi, notiamo, con sempre maggior frequenza, il tono quasi perentorio con cui professionisti ed imprenditori chiariscono di voler mantenere un profilo autorevole: “…creiamo il blog ma che sia serio e professionale, altrimenti che figura ci facciamo?“.
Puntualmente cerchiamo di bilanciare la loro posizione invitandoli a lasciare spazio anche ad un po’ di misurata leggerezza, garantendo loro che sapremo comporre al meglio la giusta ricetta per un linguaggio professionale, senza dover rinunciare ad un po’ di “confidenza” con i lettori.
Solitamente ci riusciamo senza tuttavia dissipare in noi il dubbio che sia realmente la strada giusta da seguire.
 

Cosa ne pensa la rete?

Cinzia Di Martino, blogger ed esperta di comunicazione che seguiamo sempre con interesse, inserisce il “divertimento” tra i 5 ingredienti indispensabili per coinvolgere il proprio pubblico ed avere un sito/blog di successo.

Divertire. E’ l’elemento che funziona di più in assoluto: tutti abbiamo bisogno di ridere e divertirci, ci fa stare meglio; strappa un sorriso a chi ti segue e goditi l’incremento delle interazioni.

Gli autori di Web Marketing Tools entrano nel dettaglio, distinguendo tra umorismo e divertimento misurato:

“ti sconsiglio di fare un uso esagerato dello strumento dell’umorismo, in quanto potrebbe indurre in confusione l’utente. Viceversa, un umorismo misurato viene in genere apprezzato dagli utenti, in quanto contribuisce a rendere il testo più brillante e piacevole.
Ovvio, è maledettamente difficile informare, divertire e incuriosire l’utente, ma è necessario provarci, sempre!”

Molto interessante il punto di vista di Rudy Bandiera, affermato esperto di comunicazione web e non solo, che affronta l’argomento all’interno di una riflessione più ampia circa l’opportunità o meno di creare esclusivamente contenuti verticali, specifici e mirati. Non entra dunque nel merito del linguaggio ma addirittura dei singoli argomenti da trattare:

Se ogni 5 cose che scriviamo 4 riusciamo ad alleggerirle nei toni o riusciamo addirittura a renderle “frivole”, avremo l’attenzione su di noi anche quando vogliamo colpire nel segno: ogni 5 cose che dici fa che 4 siano divertenti.

 

Può un notaio divertire? Ed un medico?

Content marketing - serio, ma non troppo 2- SocialWebMax

Immagine: LawInfo.

 

Abbiamo volutamente scelto un paio di professioni che vengono riconosciute come serie, esercitate da persone indubbiamente preparate ed autorevoli.
Vi è mai capitato che, prima di un atto o di una visita specialistica, il professionista in questione “alleggerisse l’ambiente” con qualche sorriso o magari con alcune misurate battute spiritose?

In quel momento, nessuno avrà mai pensato che il notaio od il medico stessero perdendo la loro autorevolezza e preparazione, che sarà stata ampiamente dimostrata in seguito.
Tuttavia ricorderemo che questo loro atteggiamento ci ha aiutati ad entrare in empatia, a sentirci a nostro agio e, incredibile a dirsi, ad accrescere il nostro livello di attenzione nel momento in cui il tono della conversazione ha poi preso una piega decisamente più seria.

Questo perché la parentesi simpatica, la frase divertente, fanno parte della “strategia di marketing” volontaria od involontaria che ognuno di noi mette in atto offline, quando conosce persone nuove, anche in ambito professionale e lavorativo.

 

Può valere lo stesso anche nel content marketing?

Vi abbiamo riferito alcuni punti di vista interessanti ed abbiamo ragionato insieme, attraverso degli esempi, su ciò che accade normalmente nella vita “non connessa alla rete“, per poi concludere con la stessa domanda iniziale alla quale, lo abbiamo già ammesso, non sappiamo dare una risposta.

In linea teorica, la soluzione al quesito potrebbe essere quella di diversificare la strategia a seconda della “voce narrante: il blog di un notaio potrebbe mantenere un linguaggio molto professionale per i contenuti statici e riservare un tono più colloquiale e disteso per rispondere ai quesiti o interagire nei propri canali Social; allo stesso modo, ad un negozio di articoli per subacquei converrebbe pubblicare contenuti emozionali e divertenti, riservando un tono più tecnico e professionale per rispondere alle domande dei potenziali clienti, onde lasciar intendere il tipo di assistenza che riceveranno quando arriveranno in negozio.

Il notaio non ha bisogno di dimostrare le sue competenze attraverso il linguaggio, è notaio.
Al contrario un rivenditore di beni consumabili può distinguersi dalla concorrenza proprio mostrando la sua competenza (anche) attraverso un linguaggio più tecnico.

 

Siamo qui per imparare!

Ora tocca a voi: quale deve essere, secondo la vostra esperienza, il linguaggio da usare in un blog o su un account Social professionale?

Noi ci limitiamo a dire che…

“non prendiamo mai troppo sul serio chi si prende troppo sul serio.”

Antlos- è italiano l'Airbnb del mare - SocialWebMax

Sono italiani e trentenni gli inventori di Antlos, il primo portale nato per mettere in contatto skipper e viaggiatori, esattamente come avviene già per case e stanze, con Airbnb.

Ancora una volta, l’Italia sa far parlar bene di sé e dei suoi giovani talenti; apprendiamo infatti, grazie all’intervista realizzata da Millionaire, che 3 ragazzi trentenni hanno avuto una brillante idea imprenditoriale in ambito “social” e l’hanno realizzata nel loro paese.

Michelangelo Ravagnan, Marco Signori e Nicola Pedruzzi, appassionati di mare e di barche, hanno fatto domanda di finanziamento all’HFarm (incubatore di Treviso) per trovare i fondi necessari alla realizzazione del loro innovativo progetto ma, temendo che la burocrazia italiana fosse troppo ardua da superare, sono partiti per Londra alla ricerca di investitori privati.

Invece sono dovuti rientrare di corsa in Patria perché HFarm aveva accolto il loro progetto ed era pronto, insieme a Club Italia Investimenti, a dare i finanziamenti necessari!

Arrivati i finanziamenti: Antlos prende forma.

Un progetto ambizioso ma, crediamo, di sicuro successo che ricalca le orme non soltanto di Airbnb ma anche di Uber e, se vogliamo, di Ebay.
Alla base c’è un concetto semplice: mettere in contatto la domanda (in questo caso i turisti che vogliono passare qualche giornata in mare e non hanno un mezzo proprio né il budget e le capacità per noleggiarne uno) con l’offerta (centinaia di skipper ed armatori disponibili ad effettuare servizi di charter ed escursioni).

Antlos, il portale social che collega skipper ed armatori con viaggiatori di mare - SocialWebMax

La home page di Antlos, come non desiderare di essere lì, in quel mare?

 

Il sito, oggi ancora in fase beta, si presenta molto attraente, con immagini di forte impatto legate, ovviamente, al mare ed alle barche; è al 100% responsive per agevolare la navigazione (quella web) da dispositivi mobili di ogni formato. Subito a disposizione dei visitatori alcune proposte di viaggio, lasciateci dire, davvero irresistibili.

Proposte charter su Antlos - SocialWebMax

La vetrina delle proposte sulla homepage di Antlos.

 

A colpo d’occhio è immediatamente disponibile, per ogni offerta:

  • la destinazione,
  • un’immagine di riferimento,
  • la foto dello skipper,
  • il prezzo al giorno o a settimana,
  • il numero di persone massime imbarcabili,
  • l’eventuale condizione “all inclusive” (laddove il prezzo includa oltre al noleggio ed allo skipper, anche il carburante, la cambusa, ed il pernottamento).

Con quel pizzico di orgoglio nazionale che si risveglia in noi italiani ogniqualvolta qualche compatriota compie un’impresa, ci sentiamo di augurare il meglio a questa nuova iniziativa imprenditoriale che unisce passione per i viaggi e per il mare, socialità, esperienze e risparmio (sempre di grande attualità).

Voi cosa ne pensate, non avete voglia di partire subito?

se mi cerco non trovo il mio sito - perché - SocialWebMax

È una domanda sempre più frequente da parte di nuovi clienti, amici o conoscenti i quali, avendo appena messo online il loro nuovo sito, si rivolgono alla divinità delle ricerche mondiali, Google, con la certezza di trovarsi nelle prime posizioni digitando qualsiasi cosa abbia a che fare con la propria attività o, quantomeno, ricercando sé stessi. Puntualmente essi vengono delusi.

Non trovo il mio sito, ma perché dovrei?

Cominciamo con il chiarire che l’intento primario dei motori come Google è quello di restituire il miglior risultato a chiunque effettui una ricerca. Può apparire scontato ma è bene tenerlo a mente quando, presi dall’entusiasmo di aver appena pubblicato un sito, ci aspettiamo che quest’ultimo si trovi in cima ai risultati di ricerca. Proviamo a metterci nei panni di Google e, siamo onesti, quel sito appena apparso in rete… chi lo conosce?

Che garanzie può darmi di soddisfare i miei adorati “ricercatori“?

Anche in seguito a recenti modifiche, Google sta rivoluzionando la SERP (search engine research page – pagina dei risultati del motore di ricerca), assegnando punteggi sempre più alti sia in base ai link ricevuti (altri siti che indirizzano traffico verso il nostro) che ai link in uscita, intesi come fonti autorevoli delle informazioni inserite nelle pagine.
Questo perché, anche in rete, la fiducia è un valore che cresce nel tempo e non può essere conquistato semplicemente perché lo si vuole o perché si ritiene, pur giustamente, di meritarlo.

Ho pagato, ma ancora non trovo il mio sito.

Può essere una buona idea quella di mettere il turbo alle ricerche, attraverso campagne pubblicitarie AdWords, puntando su alcune keywords (parole chiave) e facendo in modo che il nostro sito appaia tra i primi risultati, in alto o nella colonna di destra.

esempio google adwords - socialwebmax

Esempio di annunci Google AdWords.

 

Bisogna tuttavia sapere che, anche nel caso di annunci a pagamento, Google non può rinunciare del tutto al suo scopo principale, quello che abbiamo ricordato all’inizio: restituire il miglior risultato a chiunque effettui una ricerca. Come abbiamo già spiegato in precedenza, la pertinenza e l’autorevolezza incidono considerevolmente sui costi e sull’efficacia delle campagne AdWords.

Ne consegue che se la campagna sarà pianificata senza la dovuta attenzione, selezionando parole chiave troppo generiche, annunci vagamente interessanti e puntando a pagine poco pertinenti, otterremo un basso quality score e quindi il costo per visualizzazione o per click diventerà proibitivo e non riusciremo ad apparire in prima pagina.

Vediamo insieme come Google spiega il quality score:

Quindi inutile illudersi di scalare i risultati di SERP semplicemente pagando molto: bisogna lavorare sui contenuti, analizzare bene le keywords e creare annunci impeccabili per poter primeggiare.
Avendo fatto bene “i compiti” si scoprirà che i costi saranno decisamente inferiori alle previsioni ed i risultati sorprendentemente positivi!

Autopromuovere il mio sito.

Può sembrare scontato ma molti si dimenticano di promuovere sé stessi all’interno della propria rete sfruttando, ad esempio, i Social Networks.
Non stiamo certo istigando allo spam più selvaggio, sia chiaro, ma un po’ di sana autopromozione permetterà ai nostri amici di seguire ciò che facciamo e, magari, di condividerlo.
Si tratta in fondo di investire del tempo e di “metterci la faccia“: per cosa dovremmo metterla, se non per noi stessi?
Anche i Social Network contribuiscono all’autorevolezza del sito quindi, a partire da Google+ che assegna maggior punteggio (concediamo un po’ di partigianeria al primo motore di ricerca), è bene essere presenti e farsi sentire.

autopromozione - SocialWebMax

Tra i nostri contatti Social ci sono sempre persone interessate al nostro sito e a ciò che noi abbiamo da dire, provare per credere!

 

È ovvio che, per ottenere i migliori risultati dai Social Network, è consigliabile rivolgersi ad un professionista che saprà cosa, come e quando pubblicare allo scopo di ottenere il massimo coinvolgimento, suggerendo eventualmente anche delle campagne promozionali per dar maggior visibilità ai contenuti, all’interno del target desiderato.

Non trovo il mio sito? Soluzioni: ricapitoliamo.

Se non trovo il mio sito posso intervenire in vari modi:

  • Contenuti: sono la cosa più importante, il web è vorace di materiale nuovo, originale, utile, genuino e gratuito. Diamo al web ciò che vuole e ci ricambierà in traffico.
  • Autopromozione: devo utilizzare tutti i canali a disposizione, online ed offline, per promuovere il mio sito. Social Network, biglietti da visita, sms, ecc. Ogni mezzo che porti traffico al mio sito mi aiuterà ad accrescere l’autorevolezza ed il posizionamento.
  • Link: sia in entrata che in uscita, mai scordarsi di citare e linkare le fonti da cui provengono dati, immagini, riferimenti. I link accrescono l’autorevolezza del sito.
  • SEO: controllare attentamente che il sito sia ottimizzato per i motori di ricerca, è un lavoro indispensabile per non vanificare ogni altro sforzo. Meglio rivolgersi a chi è del mestiere.
  • Pubblicità: è utile “spingere” il sito in alto, con Google AdWords, campagne Social o altro da concordare, eventualmente, con un professionista di Web Marketing.
  • Tempo: quello necessario ad arrivare in cima. È un ingrediente che non posso acquistare ma che è fortemente meritocratico, si accorcerà quanto meglio avrò agito per accrescere l’autorevolezza del mio sito.

Per maggiori informazioni contattaci.

facebook ripara ma non rimborsa

Ci siamo, il D-Day è arrivato.

Dopo l’annuncio fatto ai gestori di pagine, che informava circa, cito testualmente,

“La rimozione degli account Facebook disattivati e commemorativi dal numero di “Mi piace” delle Pagine”

ieri siamo infine giunti al 12 Marzo, il “giorno del giudizio”.

Cosa significa per le Aziende che hanno una pagina Facebook?

La comunicazione ipotizzava una “leggera diminuzione” nel numero dei “fans”, in realtà soltanto con il tempo conosceremo esattamente l’impatto di questa decisione contrastata.
Si tratterà di perdere fans inattivi, commemorativi, falsi insomma, quindi parrebbe una decisione saggia, mossa dall’intento di rendere le pagine aziendali sempre più vicine al loro reale pubblico, tuttavia, per molti, potrebbe rappresentare un’ecatombe mediatica.

Ecco ciò che appare oggi nella sezione "mi piace" degli Insight di una Pagina Facebook.

Ecco ciò che appare oggi nella sezione “mi piace” degli Insights di una Pagina Facebook.

Bisogna infatti ricordare che un’opportunità offerta da molte aziende, inclusa proprio Facebook, è quella di “comprare i fans“, sfruttando metodologie varie in base al proprio obiettivo e/o budget.
Si può infatti decidere, magari per mettere il turbo ad una pagina nuova o che stenta a crescere, di acquistare fans singoli o veri e propri pacchetti e va detto che questo traffico di click avviene alla luce del sole.

compra-mipiace-facebook - SocialWebMax

Il sito compramipiace.net vende pacchetti di fans su Facebook.

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“Get payed for likes” è un sito che offre denaro in cambio di click su pagine Facebook oltre, ovviamente, a fans a pagamento per le pagine delle Aziende.

I fans a pagamento su Facebook costano, prima e dopo.

Esistono diverse linee di pensiero tra i Social Media Manager riguardo l’acquisto di “mi piace” su Facebook (o su altri social network), è difficile prendere una posizione a riguardo perché ognuna ha i suoi punti di forza e di debolezza, proviamo ad analizzarli:

Acquisto fans su Facebook, pro:

  • Per molte aziende è impossibile, in termini di immagine, accettare di avere una pagina Facebook con poco seguito, anche se solo all’inizio e per poco tempo.
  • Le grandi compagnie generaliste (tipo una comune bevanda o una compagnia telefonica) che hanno target estremamente ampi, devono rapidamente raggiungere un vasto numero di persone.
  • Come vedere molta gente dentro ad un locale desta, nel passante, interesse verso il locale stesso, allo stesso modo i tanti fans porteranno altri fans.

Acquisto fans su Facebook, contro:

  • È impossibile ottenere garanzia di genuinità dei fans pagati, molti potrebbero rivelarsi falsi.
  • È impossibile ottenere targettizzazione dei fans: un’azienda di cibo per cani potrebbe ritrovarsi fans che non avranno mai animali.
  • Molti fans, molti costi. Le campagne pubblicitarie su Facebook, rivolte ai propri fans, costeranno molto di più anche se il 90% di questi fossero, in effetti, falsi.

Le visualizzazioni su Facebook costano.

In principio furono le Pagine ed i fans che visualizzavano tutti gli aggiornamenti.
Poi Facebook decise che, nonostante i miei fans avessero già espresso il proprio gradimento per la mia pagina, io dovessi pagare per consentire loro di ricevere i miei aggiornamenti.
Si è trattato di un cambiamento epocale che, a nostro avviso, ha drasticamente ridotto la convenienza di acquistare fans.

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Pianificare una campagna pubblicitaria su Facebook richiede un’attenta analisi per evitare di disperdere risorse. – Foto Frank May.

Facciamo un esempio.

La mia pagina ha 500 fans, che mi sono conquistato in maniera “genuina” nel tempo e che, molto probabilmente, essendomi fedeli, sono interessati a ciò che pubblico. A loro volta avranno degli amici, diciamo 100 per ognuno in media, tra i quali potrebbero trovarsi altri individui interessati ai miei contenuti, non fosse altro che per affinità con l’amico in comune.
Il pubblico che voglio raggiungere è composto da circa 50.000 persone, selezionate e, con buone probabilità, interessate a ciò che voglio promuovere.
Le possibilità di ottenere delle conversioni sono decisamente a mio favore, riuscendo così ad ottimizzare l’investimento.

Se invece io a questi 500 fans reali ne avessi aggiunti 5.000 comprati, mi ritroverei a dover promuovere i miei contenuti per 550.000 persone, senza alcuna garanzia che essi siano realmente interessati a ciò che pubblico trattandosi, in una percentuale che mi è impossibile calcolare, di account falsi, aperti soltanto per monetizzare i propri click attraverso siti come quelli sopra descritti.

Considerato il fatto che le campagne su Facebook si pagano, nella stragrande maggioranza dei casi, in base alle visualizzazioni o ai click ottenuti, il nostro suggerimento è quello di lavorare con costanza e pazienza sui contenuti, lasciando che il nostro pubblico cresca al ritmo naturale e genuino che verrà generato da ciò che scriviamo e dal meccanismo del passaparola (gli amici degli amici, per intenderci).

In conclusione: Facebook corre ai ripari per aiutare le Aziende, i Professionisti ed i gestori delle Pagine ad avere un conteggio più preciso e reale dei propri fans, tuttavia non rimborserà mai gli investimenti fatti per acquisire un pubblico fasullo.

Occhio a chi vi promette risultati strabilianti in poco tempo, molto probabilmente vuole investire male i vostri soldi!

Per maggiori informazioni contattaci.

smartphone e tablet, come vedono il tuo sito?

Il lavoro di content writing (creazione ed ottimizzazione di contenuti testuali per blog e siti) e di social network management (creazione e gestione delle identità social di aziende o professionisti) ci porta spesso, soprattutto nella fase di analisi preliminare, ad osservare attentamente i siti web di coloro che si rivolgono a noi per un progetto da avviare insieme.

Senza entrare nel merito della SEO (acronimo di Search Engine Optimization, ovvero l’ottimizzazione per i motori di ricerca), abbiamo notato che una percentuale decisamente preponderante dei siti osservati presenta delle carenze evidenti e drammatiche in termini di adattabilità a differenti schermi e dispositivi.
In termini pratici: alcuni visitatori osserveranno una determinata pagina in modo chiaro, semplice e “navigabile”, altri invece dovranno impazzire con operazioni di “scorrimento” orizzontale soltanto per poter leggere una frase o guardare un’immagine.

 

Smartphone e tablet, quanto incidono?

Con dati di crescita impressionanti negli ultimi anni, i navigatori da mobile rappresentano oggi oltre la metà del totale, tenendo presente che molti utenti utilizzano sia la navigazione da “postazione fissa”, magari in ufficio, che quella mobile per ricerche, acquisti, ascolto musica, visione video e, ovviamente, attività di social networking.

Grazie ad alcune immagini prese dall’interessante articolo pubblicato a Febbraio 2014 su Wired Italia, dal titolo “Lo scenario social, digital e mobile in Europa e in Italia“, proviamo ad analizzare i numeri:

Smartphone e tablet in Italia - fonte: www.wired.it

Smartphone e tablet in Italia – fonte: www.wired.it

I dati di un anno fa ci dicono che oltre metà della popolazione in Italia naviga con dispositivi mobili, un numero in continua crescita che sarebbe quantomeno imprudente sottovalutare nella progettazione e realizzazione del proprio sito web.

Ma guardiamo più nel dettaglio l’utilizzo che questi utenti mobili fanno dei propri dispositivi e della navigazione che, grazie anche alla banda larga, possono effettuare:

Smartphone e tablet, utilizzo in Italia nel 2014 - Fonte www.wired.it

Smartphone e tablet, utilizzo in Italia nel 2014 – Fonte www.wired.it

Riteniamo che i numeri siano impressionanti: la quasi totalità degli utenti ricerca informazioni locali con il proprio dispositivo mobile e ben l’84% trova prodotti con il proprio smartphone e tablet.
In termini di conversione (laddove per “tasso di conversione” di intende il rapporto tra i contatti che hanno visualizzato un servizio o prodotto e coloro che hanno completato l’acquisto) le percentuali sono ugualmente importanti: basti pensare che

1 navigatore su 3 ha effettuato acquisti con il proprio dispositivo mobile.

 

Come vedere il proprio sito da smartphone e tablet?

Fortunatamente esistono in rete diversi servizi gratuiti che consentono di testare il proprio sito web, simulando la visualizzazione che si ottiene da vari dispositivi e schermi, eccone alcuni:

 

  • MobileTest

Il servizio gratuito di Mobiletest.me consente di emulare la visualizzazione di un sito web su 6 dispositivi tra i più utilizzati: iPhone5, HTC One, Nokia Lumia 920, Samsung Galaxy Y, Google Nexus 7 ed iPad Mini.

mobiletest.me - SocialWebMax

Grazie a Mobiletest.me possiamo visualizzare il nostro sito, ad esempio, su un iPad Mini.

 

 

  • iPadPeek

Per verificare la compatibilità con gli schermi dei principali devices Apple, iPadPeek consente anche la rotazione dello schermo per visualizzare il sito sia in orizzontale che in verticale.

ipadpeek.com - SocialWebMax

Grazie ad ipadpeek.com visualizziamo il nostro sito su un iPad in posizione orizzontale

 

 

  • Responsivepx

Il servizio offerto gratuitamente da Responsivepx consente di personalizzare le misure dello schermo che si vuole simulare.

responsivepx.com - SocialWebMax

Grazie a responsivepx.com abbiamo simulato la visualizzazione su uno schermo di dimensioni personalizzate.

 

 

  • Quirktools

Il sito che, a nostro avviso, offre gli strumenti più completi è Quirktools. Si possono emulare gli schermi di decine di smartphone e tablet (tra cui Apple, Samsung, Nexus, Motorola, Blackberry, LG e Kindle), oltre a desktop e TV, che possono essere tutti ruotati e, all’occorrenza, personalizzati con formati non presenti tra quelli già forniti.

quirktools.com - SocialWebMax

Quirktools offre un servizio completo e personalizzabile.

 

Smartphone e tablet, cosa ne pensa Google?

Fin qui abbiamo affrontato il problema della compatibilità dal lato degli utenti di smartphone e tablet i quali, come si è visto, usano i loro dispositivi principalmente per effettuare ricerche.
Ecco dunque che il colosso mondiale delle ricerche online, Google, provvede ad avvantaggiare i siti che rispondono ai canoni di “usabilità mobile”, penalizzando invece quelli che, per velocità, disposizione dei link, navigabilità, si dimostrano più ostili.
Questa penalizzazione (che dal 21 Aprile 2015 sarà ancor più determinante nell’ordinamento dei risultati, impedendo ai siti non-mobile-friendly di comparire in prima pagina) non va sottovalutata perché rischia di vanificare gli sforzi fatti da un’azienda o da un professionista per raggiungere un buon posizionamento riferito ad alcune parole chiave.
Bisogna infatti ricordare che Google premia sempre la navigabilità e la pertinenza, dando ad esse un coefficiente preponderante nel calcolo del costo per click di una eventuale campagna su AdWords. Tradotto in poche parole: pubblicizzare un sito ben fatto costa meno!

Per approfondire l’argomento, rimandiamo all’ottimo articolo pubblicato recentemente da Marsala Group.

Se vuoi una veloce “radiografia” del tuo sito, per capire quanto sia “ben disposto” nei confronti di smartphone e tablet, Google ti mette a disposizione uno strumento formidabile: PageSpeed Insight che, dopo una veloce analisi, ti indicherà le eventuali anomalie e come correggerle. Buon divertimento!

Per maggiori informazioni contattaci.

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